Quando la pittura si riverbera, immediata e assimilabile, come, appunto, questa di Ketty Sanò nella coscienza pubblica e diventa spontaneamente esortazione al Bello e al Giusto, vuol dire che, indipendentemente dalle connotoazioni strettamente tecniche, il rapporto tra l’Artista e il Mondo è, in concreto, un pallo d’amore. Luminoso e inallenabile. E soprattutto irreversibile.
Nelle Opere di questa “Calabrisella” si avvertono vibrazinoni bibliche, ampiamente partecipate, da cui scaturisce, complice l’originalità dell’inventiva, la pienezza del Vissuto nell’Armonia di sfumature che si intrecciano nella tematica religiosa e si trasformano in Pratimonio morale della comunità.
Questo, in sintesi, il Mistero che aleggia tra le luci e le ombre dellà Sanò e che, senza indugi, si scioglie ed esplode nella scintillante significazione di Messaggio d’Amore per tutti. Per chiunque abbia la ventura di sentire la spiritualità del discorso pittorico che la Sanò manifesta con l’evolversi dell’impulso ispiratore. In questa peculiarità che è personale come la vocazione che la caratterizza risiede il fascino di Sanò come Pittrice. Un fascino che vuol dire Preghiera.
Tentativo, cioè, di subliminazione dell’Arte come Volto e Parola del Trascendente. Ed è Miracolo.
Ketty Sanò è sulla buona strada. Non lontana dalla meta.
Giuseppe Miceli
